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Tubular Bells: la storia e l’eredità dell’album di Mike Oldfield

Il 25 maggio 2019 ricorre il quarantaseiesimo anniversario dell’uscita di Tubular Bells, uno tra gli album di maggior rilievo della musica contemporanea. Un’ottima occasione per approfondire ed analizzare alcuni aspetti che hanno reso celebre questo disco.


La storia

Composto da un giovanissimo Mike Oldfield (non ancora ventenne) nel 1973, Tubular Bells rimane il suo album più noto in una vasta discografia personale tutto sommato altalenante dal punto di vista dell’originalità creativa.

La carriera di musicista di Oldfield inizia spalleggiando sua sorella Sally Oldfield in un duo chiamato Sallyangie. Insieme registrarono un LP caratterizzato da atmosfere derivanti dalla musica folk intitolato Children of the Sun, uscito nel 1969. Non convinto da questo progetto musicale, Mike ne prese le distanze ed insieme a Kevin Ayers, futuro bassista dei Soft Machine, formò una band vicina alle sonorità del progressive rock, stile musicale in via di sviluppo proprio durante quegli anni. La band band in questione era la Whole World Band, in cui Mike Oldfield suonava il basso e Kevin Ayers aveva il ruolo di cantante.

Durante questo periodo Mike Oldfield sviluppò il suo ambizioso progetto solista, in cui dovevano amalgamarsi in modo del tutto originale lo stile folk assimilato nei Sallyangie, arricchito dall’esperienza musicale acquisita nell’ambito del progressive rock. Oldfield, geniale polistrumentista, prese in prestito un registratore ed un organo da Kevin Ayers e, utilizzando la tecnica della sovraincisione, compose Opus One, il primo brano di Tubular Bells.


Il disco

Come è possibile notare sul retro della copertina – in cui vengono rappresentate in primo piano le campane tubulari intersecate tra loro sopra un mare agitato, con un cielo pallido sullo sfondo – il disco è diviso in due tracce intitolate semplicemente Part. One e Part. Two, entrambe della durata di circa venti minuti.

La prima traccia si apre con un riff di tastiera dalla scansione ritmica irregolare, su cui si aggiungono in progressione il basso ed il piano. Gli incastri armonici di questi strumenti creano un’atmosfera suggestiva e contribuiscono ad aumentare la dinamica del brano fino a quando non entrano le chitarre ed il mandolino a distendere la tensione generata. Il brano è molto variegato e costituito da sezioni musicali differenti in sui si percepisce l’ampio eclettismo di Mike Oldifeld, capace si spaziare tra i vari generi musicali ed unirli sotto un comune denominatore: Tubular Bells.

Sul finire della prima Suite, si inserisce un vivace riff di chitarra su cui entrano in successione tutti gli strumenti utilizzati da Mike Oldfield nel processo di composizione di questa traccia. Essi, introdotti dalla voce del poeta Vivian Stanshall, sviluppano una dinamica crescente del brano, sino a raggiungere il culmine con il rintocco delle Tubular Bells. Un arpeggio di chitarra classica disteso che anticipa le atmosfere di Ommadown(1975), suo terzo lavoro in studio, ci accompagna verso la seconda traccia dell’album, altrettanto densa e variegata. Qui compare per la prima volta la batteria. Fino a questo punto le sezioni ritmiche erano costituite da percussioni o da riff cadenzati. La voce grottesca che percepiamo in questo punto del brano è proprio di Mike Oldfield. Essa crea un senso di inquietudine che tende ad aumentare la tensione nell’ascoltatore.

Il musicista britannico sceglie di concludere il disco con una melodia lieta e distensiva, così inserisce nel finale il riff di The Sailors Hornpipe, un motivetto tradizionale inglese nato intorno alla seconda metà del XVIII secolo.


La pubblicazione del disco

Il percorso di pubblicazione dei due brani fu impervio. Mike Oldfield infatti propose le sue demo di registrazione a numerose case discografiche, tra cui Harvest, CBS e WEA, ma nessuno ebbe il coraggio di pubblicare il lavoro pur apprezzando le notevoli abilità compositive del musicista. Al primo ascolto risultava troppo astruso, complesso, chi avrebbe potuto apprezzare un album costituito da soltanto due tracce, ognuna dalla durata di circa venti minuti? Era eccessivamente rischioso pubblicare quell’inciso, seppur musicalmente valido. L’unica casa discografica a mostrare interesse era stata Mercury Records of America che avrebbe dato il via alle registrazioni solamente se le voci fossero state aggiunte ma Mike Oldfield non accettò tale la proposta.

Rimase ancora un tentativo dunque: far ascoltare l’album a Richard Branson, Patron della Virgin Mail Order negli anni Settanta. Richard Branson rimase stupefatto da queste due Suite e nonostante la Virgin in quel periodo non viaggiasse in buone acque dal punto di vista finanziario, decise che quella demo doveva essere registrata. La scelta di Branson si rivelò ottima. Tubular Bells ebbe un successo clamoroso sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista commerciale.

La pubblicazione avvenne nel 1973 ed il concerto di presentazione del disco si tenne ad un mese di distanza dalla sua uscita nel Queen Elizabeth Old. Un live davvero suggestivo di cui vi consigliamo l’ascolto:


L’Esorcista

Sempre nel 1973 usciva nelle sale cinematografiche L’Esorcista, il film di William Friedkin destinato a diventare un enorme successo commerciale, sia per il suo carattere innovativo (infatti nei cinema non era mai stato proiettato un film così macabro), sia per la sua colonna sonora che aumentava il senso di inquietudine nello spettatore. William Friedkin scelse accuratamente i brani che dovevano costituire la colonna sonora del film e tra questi vi era proprio la parte iniziale di Tubular Bells. Il regista statunitense infatti chiese a Mike Oldfield se il suo brano potesse essere utilizzato nel film ed il musicista acconsentì.

Il film aiutò ad incrementare notevolmente la popolarità di Tubular Bells tant’è che quel tipo di composizione diventò un punto di riferimento per l’incisione di colonne sonore per i film dell’orrore successivi. Un esempio è dato dai Goblin quando concepirono il brano Profondo rosso per il film omonimo (1975) di Dario Argento, oppure dal tema principale di Dead Silence (2007), passando per la colonna sonora di Halloween (1978), capolavoro di John Carpenter. Alcuni elementi musicali presenti nell’album Tubular Bells si ritrovano anche nel riff di chitarra di Death Dies, altro brano presente nella colonna sonora di Profondo Rosso. Esso si riallaccia al riff conclusivo di Part. One, red carpet per gli strumenti utilizzati nella composizione del brano.

Dopo Tubular Bells

In seguito Mike Oldfield ci regalò altre perle come l’album Ommadown, anch’esso strutturato in due parti in cui si evincono maggiormente le influenze provenienti dalla sua esperienza folk, oppure il disco Amarok, unica traccia sperimentale della durata di un’ora. Una vera chicca appartenente a questo straordinario musicista che nella sua carriera ha alternato capolavori eccelsi a tipiche canzonette radiofoniche, tra cui la nota Moonlight Shadow, interpretata dalla voce di Maggie Reilly, che con le sue note spensierate nasconde invece un messaggio tutt’altro che leggero.

Articolo del 23 maggio 2019 pubblicato su Auralcrave
https://auralcrave.com/2019/05/23/tubular-bells-la-storia-e-leredita-dellalbum-di-mike-oldfield/

Tubular Bells (Second House BBC)

BBC TV Studios
Shepherds Bush (Second House BBC Performance)
30/11/1973

1. Tubular Bells (Part 1)

Partecipano:
John Field – flute
Fred Frith – bass, guitar
John Greaves – keyboards
Steve Hillage – guitar
Tim Hodgkinson – keyboards
Karl Jenkins – oboe
Geoff Leigh – flute
Pierre Moerlen – percussion
Mike Oldfield – bass, guitar
Terry Oldfield – flute
Mike Ratledge – keyboards
Mick Taylor – guitar
Ted Speight – guitar, bass
Tom Newman – voice
+ Choir

Video presente nel DVD “Elements” (Virgin 2004)

Tubular Bells

Lista brani
1. Part One 25:00
2. Part Two 23:50

Composto da Mike Oldfield con l’eccezione di “The Sailor’s Hornpipe” di cui Mike ha curato solo l’arrangiamento musicale
Prodotto da Mike Oldfield, Simon Heyworth e Tom Newman
Design e Fotografia: Trevor Key
Registrato a “The Manor” nell’autunno 1972/primavera 1973
Rilasciato il 25 maggio 1973

PRIMA PARTE
Mike Oldfield suona: Grand Piano, Glokenspiel, Farfisa Organ, Bass Guitar, Electric Guitar, Speed Guitar, Taped motor drive amplifier organ chord, Mandolin-like Guitar, Fuzz Guitars, Assorted Percussion, Acoustic Guitar, Flageolet, Honky Tonk, Lowrey Organ, Tubular Bells
Master of Ceremonies: Viv Stanshall
Flutes: Jon Field
String Basses: Lindsay Cooper
Nasal Chorus: Nasal Choir
Girlie Chorus: Mundy Ellis, Sally Oldfield

SECONDA PARTE
Mike Oldfield suona: Electric Guitars, Farfisa Organ, Bass Guitar, Acoustic Guitars, Piano, Speed Elec. Guitars, Lowrey Organ, Concert Tympani, Guitars sounding like Bagpipes, Piltdown Man, Hammond Organ, Spanish Guitar, Moribund Chorus
Girlie Chorus: Manor Choir conducted by Mike Oldfield
Drums: Steve Broughton