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18° Raduno Nazionale

Dal 29 al 30 settembre 2018 si svolgerà a Sestola (piccolo Comune nella provincia di Modena) il nostro 18° Raduno nazionale, presso l’Hotel Olimpic.

Sestola è situata nel Parco del Frignano ed è dominata dalla mole del Monte Cimone (mt 2165) e da altre montagne facenti parte del crinale spartiacque tosco-emiliano. Il suo territorio si estende dai 321 metri del fondovalle Panaro ai 2.165 della vetta del Monte Cimone la più alta di tutto l’Appennino Settentrionale.

Il capoluogo si trova in posizione mediana (1.020 m s.l.m.), mentre a valle si allarga la vallata del rio Vesale divisa fra le frazioni di Casine, Castellaro, Rocchetta Sandri, Roncoscaglia, Vesale e i dintorni di Poggioraso.

Sestola è la più celebre località turistica invernale dell’Emilia Romagna per via della vicinanza alla stazione sciistica del Monte Cimone la principale dell’Emilia-Romagna nonché una delle maggiori nell’Appennino.

L’Hotel Olimpic di Sestola è situato a pochi passi dalla seggiovia per Pian del Falco e dal centro del paese. E’ una grande struttura dotata di numerose e spaziose stanze.
Inoltre dispone di grande parcheggio privato, sala da pranzo, bar, sala conferenze, connessione Internet WI-FI, camere con TV full HD, pagamento con carte di credito.

Prezzi:
Pensione completa con pranzo della domenica € 75,00
Supplemento singola € 10,00
Il terzo letto ha lo sconto del 30%
La sala per la musica gratis.
Versione solo pernottamento è di € 50,00 a persona.

Per prenotazioni contattare direttamente l’hotel dando come riferimento il raduno.
http://www.hotelolimpicsestola.it

“Tubular Bells”, 45 anni fa usciva il capolavoro di Mike Oldfield

Album strumentale e di rottura, venne utilizzato anche come colonna sonora del film “LʼEsorcista”

Una barra tubolare piegata e fluttuante nel cielo come un Ufo galleggiante sopra un mare agitato. Il 25 maggio del 1973 usciva “Tubular Bells“, album iconico a partire dalla copertina. Opera prima di un ventenne compositore scozzese, Mike Oldfield, sarebbe diventata punto di riferimento per decine di autori. L’incipit del disco è uno dei pezzi strumentali più famosi di sempre essendo diventato la colonna sonora del film “L’Esorcista“.

L’album non rappresentò solo il debutto di Oldfield, ma fu anche il primo disco pubblicato dalla Virgin Records. Anhe grazie al traino del film di William Friedkinbalzò al numero uno delle classifiche britanniche, pur essendo un lavoro interamente strumentale e non certo dal taglio pop. Al di là del successo commerciale, viene considerato uno dei lavori più significativi della storia del rock, punto di nascita dell’art-rock che avrebbe visto emergere grandi autori come VangelisJean-Michel Jarre (ma anche alcune opere di Peter Gabriel si inseriscono nello stesso filone).

“Tubular Bells” è un lavoro, suonato interamente dallo stesso Oldfield, che si sviluppa sulle due facciate del disco, con riferimenti alla musica musica classica, folk e rinascimentale, esplorando ogni sorta di timbrica strumentale. 

Un’opera talmente importante che finì con l’essere una gabbia per il suo stesso autore. Eccezion fatta per alcuni successi pop all’inizio degli anni 80, con brani come “Moonlight Shadows“, “To France” e “Foreign Affair“, Oldfield si sarebbe sarebbe tornato più volte sul suo capolavoro, senza riuscire a replicarne né i picchi qualitativi né il successo commerciale. Dedicò tutti gli anni 90 alla realizzazione di sequel, “Tubular Bells II” (1992), “Tubular Bells III” (1998), “The Millennium Bells” (1999) fino ad arrivare, nel 2003, a un rifacimento del primo album con tecniche digitali.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2018 su TGCom24
http://www.tgcom24.mediaset.it/spettacolo/-tubular-bells-45-anni-fa-usciva-il-capolavoro-di-mike-oldfield_3142080-201802a.shtml

Mike Oldfield: da “Tubular bells” a “Return to Ommadawn”, storia di una grande carriera

Mike Oldfield nella giornata di oggi compie 65 anni. Ne aveva 20 appena compiuti quando pubblicò il suo album d’esordio, “Tubular bells”. Un disco che ebbe grande successo e che da solo basterebbe per regalare un meritato posticino nella storia della musica rock al polistrumentista compositore di Reading. In quell’album, il primo pubblicato dall’etichetta discografica Virgin, Oldfield suona oltre venti strumenti. Sarà il primo di una lunga serie. I dischi solisti pubblicati da quel lontano 1973, ad oggi, sono 26. La fama e il rispetto conquistati in tutti questi anni sono lo specchio di una lunga carriera nella quale non sono mai mancate sperimentazioni di vario genere sempre all’insegna di creatività e onestà. Tanti auguri, Mike.

Articolo su Rockol.it 
http://www.rockol.it/news-689509/mike-oldfield-tubular-bells-canzoni-successi-carriera

Il mago meraviglioso

Michael Gordon Oldfield, nato il 15 maggio 1953, musicista polistrumentista e compositore inglese, s’impose con una forza gigantesca sulla scena musicale grazie al suo capolavoro sinfonico Tubular Bells del 1973, un’opera in cui suonò più di 20 strumenti. Ma ci arriveremo più tardi.       

Cominciamo dall’inizio, quando all’età di 14 anni, dopo aver imparato a suonare la chitarra, collaborò con sua sorella Sally per formare una coppia folk, Sallyangie, e pubblicare il loro primo album Children of the Sun, appena un anno dopo. Fu davvero un inizio impressionante per il ragazzo di Reading, Inghilterra.     

Non solo sua sorella aveva un dono musicale, ma anche suo fratello Terry, che suonava il flauto e la tabla. Quando Sallyangie si sciolse, i fratelli formarono un gruppo chiamato Barefoot, riportando Mike sul sentiero del rock, ma durò solo 6 mesi. L’avventura successiva, a 16 anni, lo portò in diverse direzioni musicali. Iniziò a suonare il basso con Kevin Ayers (ex-Soft Machine) in The Whole World, insieme a David Bedford, appassionato di musica classica, e al sassofonista d’avanguardia Lol Coxhill: in breve tempo fu il loro chitarrista principale e pubblicarono l’album Shooting at the Moon nel 1971.    

    

Prese del tempo per sé nel 1973 per incidere il suo capolavoro Tubular Bells, una collezione di pezzi forgiati in studio, con il sostegno di un giovane imprenditore di nome Richard Branson, che gli concesse tutto il tempo necessario di cui avesse bisogno per realizzare il suo lavoro. Una volta terminato, Oldfield mandò la demo a diverse case discografiche senza successo, così Branson e il suo partner Simon Draper gli fecero firmare un contratto con la loro nuova etichetta Virgin RecordsTubular Bells fu il loro primo lancio e andò diretto ai vertici delle classifiche e delle vendite, con più di 2.630.000 di copie vendute nel Regno Unito, conquistando il primo posto nelle hit del Regno Unito per mesi, e vendendo finalmente più di 16 milioni di dischi in tutto il mondo, specialmente dopo essere stato usato come colonna sonora per il film The Exorcist, vincitore dell’Oscar nello stesso anno. L’album è un’avventura strumentale di 49 minuti che passa attraverso un’intricata composizione di temi rock/folk fusi insieme usando strutture semplicistiche. Un critico lo descrisse come “una delle migliori poesie strumentali di sempre”. Si usarono trenta strumenti per la sua registrazione (tra cui la cornamusa, il mandolino e diversi suoni di chitarra trattati con sintetizzatore) e Oldfield ne suonò la maggior parte. La Fender Telecaster Blond del ’66 che usò in tutto l’album era di proprietà di Marc Bolan (T-Rex). Mike descrisse così il suo stile: “Per cominciare, uso tutte e cinque le unghie della mia mano destra, non un plettro, quindi ottengo un suono molto puro. Ecco perché la gente non sembra vedermi come un chitarrista. Nei miei video, sembra che non stia facendo gran cosa… Uso molto le note di grazia celtica. Uso il vibrato del violino; se ci penso, credo che solo Robert Fripp faccia la stessa cosa“. Usò diverse tastiere e sintetizzatori, tra i quali il Sequential Circuits Prophet 5s, la Roland JV 1080 e JV 2080, oltre a un Korg M-1, e di pianoforti, uno Steinway e un Clavia Nord Lead. Tubular Bells non portò solo la Virgin alla ribalta come etichetta, ma ebbe anche il merito di aver aperto la strada al “new age”. La ciliegina sulla torta fu vincere il Grammy per la migliore composizione musicale nel 1974.     

    

Il disco che venne dopo fu Hergest Ridge, che spodestò Tubular Bells dal primo posto delle classifiche U.K. prima di essere battuto dallo stesso album. Per quell’album continuò ad usare la Telecaster e ammise che le cose non cambiarono fino all’album successivo, “Quello che non avevo in quei giorni – non fino al 1975 con ‘Ommadawn’- era il suono incendiario di una Gibson. Ricordo che a metà degli anni ’70 avevo dei soldi da spendere, quindi andai in Denmark Street, pagai qualche centinaio di sterline e uscii da un negozio come orgoglioso proprietario di una Gibson SG del ’69”. Ommadawn fu un’ulteriore esplorazione del suono, utilizzando un approccio atmosferico bizzarro e musica dal mondo. Con l’avvento della musica punk, Oldfield si sentì un po’ fuori posto, così si prese qualche anno di riposo per mettere a posto la sua prospettiva. Fece un corso auto-assertivo chiamato Exegesis, che fece esattamente questo; e il nostro amico, una volta un tipo riservato, iniziò a dare passi più audaci rispetto alla sua accessibilità al mercato, così intraprese la strada di un tour europeo per promuovere il nuovo disco Incantations (alcuni dei quali sono presenti sull’album dal vivo Exposed).     

    

Nel 1982 pubblicò QE2, diretto ai dance club. Finirono le lunghe orchestrazioni per dare spazio a qualcosa tipo “revival pop”, come si può notare dalla cover di Arrival degli ABBA. Per la maggior parte degli anni ’80 rimase su questo genere con Crises (’83), Discovery (’84) e Islands (’87) che si adattano bene al genere pop.     

Il viaggio di Oldfield continuò attraverso composizioni e alcune collaborazioni con cantanti di primo piano dove mise grandi assoli. Il più memorabile di questi fu nella colonna sonora Moonlight Shadow, accompagnato da Maggie Reilly. Negli Stati Uniti, entrò di nuovo in classifica con Hall & Oates in una cover di Family Man per il loro disco H2O (1982). Poi rivolse nuovamente la sua attenzione verso film e video, arrangiando la colonna sonora di The Killing Fields di Roland Joffe e producendo il video per il suo album Islands del ’87. Arrangiò la colonna sonora per il film The Space Movie della NASA e contribuì a creare la colonna sonora di The X Files.     

    

In questo periodo le relazioni con la Virgin iniziarono a essere tese, Branson insistette per registrare Tubular Bells 2, ma a Oldfield questo titolo non piacque e ne pensò un altro, Amarok, un viaggio di un’ora con pezzi diversi, pieni di cambi, esplosioni musicali e persino un insulto codificato a Branson, in codice Morse, che dice “Fuck Off RB“. L’album fu un flop commerciale. L’ultimo disco che fece con la Virgin fu Heaven’s Open, dove canta per la prima volta.     

Poi vennero gli anni della Warner, in cui continuò a esplorare cose nuove. Il primo lavoro che ne uscì fu Tubular Bells II, sequel dell’opera originale, che iniziava con un concerto al Castello di Edimburgo, poi arrivò The Songs Of Distant Earth, basato sul libro di Arthur C. Clarke dallo stesso titolo, che offriva una sensazione “new age” più fluida. Un fatto divertente dell’album sulla fantascienza è che l’Unione Astronomica Internazionale, chi cioè assegna i nomi a pianeti, orbite etc., diede ufficialmente il nome di Oldfield a un asteroide, 5656 Oldfield. Il nostro chitarrista è anche un pilota con licenza di volo per aerei ed elicotteri, (c’è qualcosa che non possa fare quest’uomo?).     

Nel 1995 si interessò al sound celtico e lanciò Voyageur, senza dubbio per aver incontrato nel 1992 Luar na Lubre, una band folklorica celtica della Galizia, fece infatti una loro cover intitolata O Son Do Ar – il suono dell’aria. Tubular Bells III uscì nel 1998, ispirato dalla scena dance della sua residenza a Ibiza, in Spagna. L’anno successivo pubblicò 2 album, Guitars e The Millenium Bell, entrambi con l’aggiunta di sound dell’ultimo millennio. Come accennato in precedenza fu un mago con i numerosi strumenti che suonò nel corso della sua illustre carriera ad esempio, oltre alle sue Fender e Gibson, chitarre come la PRS Artist Custom del 1989, con cui utilizzò un Roland GP 8 per ottenere quel suono tipico di overdrive, e una varietà di altri strumenti come il banjo, il bouzouki e l’ukulele, i fiati, il flauto, fischietti e la lista potrebbe continuare con archi e una vasta varietà di percussioni.    

    

Il 2002 segnò un altro cambiamento per quanto riguarda i media con il suo progettoMusic VR, un videogioco di realtà virtuale, il Tr3s Lunas, che consente ai giocatori di interagire con il mondo della nuova musica. È un set di 2CD, uno per il giocatore e l’altro con la musica. Il gioco di realtà virtuale che venne dopo si chiamò Maestro, con temi tratti dall’album Tubular Bells 2003. Si può giocare gratuitamente su Tubular.net. Genio puro.     

Il compromesso con la beneficenza del signor Oldfield si manifestò con la composizione di una canzone, Song of Survival per il gruppo Survival International. Alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2012 eseguì le Far Above the Clouds e In Dulci Jubilo da Tubular Bells.     

    

Light & Shade
 uscì nel 2006, un doppio CD che esplora concetti “leggeri” con sound rilassanti e “oscuri”, con un approccio più cupo e nitido. Ma forse il suo miglior successo per la critica arrivò con Man On the Rocks, dove suona principalmente la chitarra, accompagnato dai talenti di Leland Sklar al basso, del tastierista Matt Rollings, di John Robinson alla batteria, Michael Thompson alla chitarra e dal cantante degli Struts, Luke Spiller. È un disco pop/rock che affonda le radici nel rock/folk celtico con qualche pennellata che ricorda TotoQueen e la Steve Miller Band, trattando argomenti come la perdita, la lotta, la libertà e la redenzione; un disco avvincente da aggiungere alla montagna di lavoro realizzato in precedenza.     

Per approfondire i contributi storici di quest’uomo al mondo della musica, consigliamo di guardare la trasmissione della BBC del 2013, Tubular Bells: The Mike Oldfield Story, un clip di un’ora di pura ammirazione per la sua carriera e vita musicale. Era ed è davvero un gigante, tra i migliori compositori e musicisti della storia.     

Articolo su Guitarsexchange di Tom MacIntosh del 12 maggio 2018
http://guitarsexchange.com/it/unplugged/498/mike-oldfield/

Mike Oldfield: Technology finally caught up with me

Mike Oldfield talks about his career, ups and downs, hurricanes, personal demons, how he made the music industry aware of Napster, how the London Olympics vindicated him and his last album “Return to Ommadawn.” And what has Jean-Michel Jarre got to do with Oldfield’s teeth? Turns out, quite a bit!

In my work as a freelance journalist and photographer, I’m lucky enough to meet with and/or interview a lot of famous (and some slightly famous) musicians, scientists, models and artists. I especially like to talk with people who have made a very important impact in my life.

One of those people is Mike Oldfield. In the 80s he was every now and then releasing hit singles, which kept him on my radar, but it was 1990s Amarok, which consisted on one (1!) track lasting one hour and four seconds that got me hooked.

Mike Oldfield in the Bahamas

He started out with his sister Sally Oldfield in a folk band called Sallyangie when he was only 15. He then went on tour and record with musicians like Kevin Ayers.

In 1973, at the age of 19 he composed and released the album “Tubular Bells.” It was the very first release on a newly started company, Virgin Records, and was the start of Richard Branson’s fledgling Virgin empire, now including Virgin Airlines and a world spanning business.

The album went on to sell 15 million copies and has since spawned two sequels and a re-recording, as well as having been sampled and copied by hundreds of artists.

In the decades that followed he became a touring artist, then stopped touring, dabbled with computer generated music videos, did computer games and released over 20 albums. In 2017 he released a sequel to his third album, “Ommadawn,” called “Return to Ommadawn.” The original practically invented World Music, by combining African musicians with Irish and Celtic music, as well as pop and rock. In short: Just as unique as the artist himself.

Just a few days before “Return to Ommadawn” was released in January 2017, I got a lengthy chat with Mike Oldfield. Me in a studio in Molde, Norway, with rain pounding against the windows. Him in his studio in the Bahamas, with the sun shining through his windows. The original article was published in Norwegian by Dagbladet. But here you have a very expanded version, in English. Enjoy. And please let me know in the comments section what you think.

Return to Ommadawn cover– First of all, I got a preview copy of the “Return to Ommadawn” album a few days ago, and I’ve listened to it constantly. It’s a very beautiful album, I have to congratulate you.

– Aww! Thank you. That’s lovely to hear.

It’s very acoustic based, compared to the music you did in the 90s and 2000s, isn’t it?

Yes, and that was on purpose. Because the original “Ommadawn” was very acoustic. I did use some keyboards on it. Among them a very early string machine, which was an Arp Solina. But the sound was dominated by acoustic instruments like guitar and harp, African drums, electric guitar and so on. I tried to choose the same instruments for “Return to Ommadawn”.

– Did you play everything yourself this time?

– Yes, everything.

– Even the flutes?

– Yes, but I can’t play the recorder very well, and there is a recorder on the original. However, I can play the penny whistle pretty well, so it was a good substitute.

– Technology finally caught up with me

– Was it a spontaneous album to make, or did you use bits and pieces you have collected through the years?

– It was very spontaneous. The first job was to assemble all the instruments I was going to use. And I used a metronome to get the rhythm going. Then I started off with the bodhran, an Irish drum, and started to see where that lead. And day by day, I added more and more. First a guitar part. Then another. So, I continued to add layers for 11 months until it was finished.

Ommadawn cover– This was a sequel to “Ommadawn,” which was created in 1974 and 1975. What is the main difference between creating music then and creating music now?

– Not much, really. I had to wait for technology to catch up with me, and it did about five years ago. The computer programs that came then made it easier to have a true home studio, and finally the sound you recorded digitally started sounding just as good as the old reel-to-reel tape that we used back then.

Skinny guys shouting

In the late 70s the old rock heroes from earlier that decade started to become looked upon as dinosaurs and boring old farts. The punk music movement had arrived, and Oldfield felt it in full force.

– In the late 70s my music went out fashion. That’s when the people I call “the skinny guys shouting music” became popular. And my music was looked upon as old fashioned and so on. In order to survive, because I had financial troubles as well, I started touring.

After touring with a full orchestra, and lost a ton of money, Oldfield realised that he had to streamline his touring band.

– I whittled the band down to seven musicians. I also changed my music into becoming more mainstream.

Through the 80s Oldfield therefore made a series of more song based albums. He had several hit singles, like Moonlight Shadow, which was huge all over Europe in the summer of 1983.

Vindicated at London Olympics

Oldfield kept going through the 90s and 2000s with albums that covered everything from Irish music to classical music, pop and even techno. He also did two sequels to Tubular Bells. But all the time he was feeling frowned upon by a snobbish music press. Then the summer Olympics came to London in 2012. And Mike Oldfield was asked by film director Danny Boyle, who was in charge of the opening ceremony, to play during the tribute to the National Health Service.

– That made me feel validated, because I got to play to so many people. In addition, some very complimentary things were written about both me and my music. And that made me think it was time to get back to my roots from the 70s and make album length instrumentals again, that were hand played.

– I was going to ask you about the Olympics. I remember when I saw the opening ceremony, I saw you on stage, and I was so happy for you. Because I know all the shit…

*sound of Mike snorting on the other end*

… – the British press has flung in your direction through the years. That must have been a glorious feeling of vindication?

– Ha ha. Exactly! Yes, it was a wonderful feeling. Nothing can best that. It was the number one gig on planet Earth for any musician. And it was a lot of people trying to get in on it. I was doing some sessions over Skype with musicians in Los Angeles. And there were people coming into the studio all the time going “can I get it on it, can I get it on it, it is the Olympics, oh my god” and so on. Ha ha. It was like winning a prize in the lotto. It was fantastic.

Oldfield describes what a wonderful evening the whole thing was.

– Everybody, all the performers and musicians, even the audience, they gave it their very best. Everybody was pulling in the same direction to make it great. I think when British people get down to it, they can do fantastic things. Unfortunately, the British mentality is more about being rude, bored and nasty. But when it really comes down to something important, they can still do it really well. It’s nice to see that, because I am still English at heart.

He is not staying in Britain, though. For quite a few years, the tropical island paradise has been his home for semiretirement, and he is reluctant to leave the islands. Even for short trips.

– Yeah, funny enough, Bahamas used to be British. But they still have a lot of the old traditions of Great Britain. It reminds me when I was growing up in a town called Reading, 20 miles away from London. Children go to school in their uniforms, people get dressed and go to church on Sundays, there are police on the streets and such things. Just like Britain in the 50s. It’s very lovely.

Hurricanes

– The weather must be better than Britain, though?

– Ahh! Yes. Apart from the occasional hurricane, the weather is fantastic. Actually, just when I was putting the finishing touches to Return to Ommadawn, we got a direct hit from the hurricane Mathew. That was a very, very powerful storm, and it did a lot of damage. We were without main power for over three weeks. They had to re-wire the powerlines for the entire island.

Oldfield did have an emergency generator, and he says he became an expert in generator maintenance.

– The album was actually delivered to the record company via a little satellite dish on my roof. Via this satellite we have a very slow backup internet connection, so it took me about 24 hours to send the entire album via that connection. There was no cable, no DSL or anything.

– I got this image in my head now with you on the studio floor, with emergency powers, recording, surrounded by candles or something similar.

– Ha ha. Yeah, it was kinda like that.

Tubular Bells app

Tubular Bells coverAs mentioned earlier in the article, Oldfield has done a lot of musical styles. Pop, classical, Irish, World Music, ambient, reggae, ambient, techno, rock and the end is listless. I ask him if there’s a genre of music he hasn’t done yet.

– Ha ha. No, there isn’t much I haven’t tried, is there? Can you think of anything? Maybe I could try Bollywood, or something like that. Ha ha. I don’t know. I’ve even done the very ancient music from Bali on my album “Islands.” And I’ve done classical, folk, rock…

– Very often when you listen to an album by an artist, you think “oh, this sounds like the previous album by this artist.” Putting on an Oldfield album, you know you are going to get something vastly different from your previous album. Is this a conscious decision on your part?

– I do think through before making an album about what I want to do, what kind of instruments I’m going to use and so on. I’m working at the moment on a new music player. It’s going to be an advanced music player, an app. I see it as an extension of the old phonograph player, with the huge speaker, like the one the dog is listening to. It’s about time we had a new player.

This new player is going to be based on Tubular Bells 4, Oldfield tells me. So, yet another variation of that classical album, which celebrates it’s 45th(!) anniversary in 2018, is on its way. However, this player will offer even more.

– You will be presented the music via multitrack, so you will be able to create your own mix, if you want to. And it’s going to have a virtual reality section, where you can go into these three-dimensional worlds. Here you will be able to explore beautiful environments while listening to music. The music will change, depending on where you go and what you do.

– Is this going to be a mobile app, then?

– Initially it’s going to be made for desktop PCs. Maybe we will do a stripped down version for mobile. I’m also interested in seeing what happens with those Virtual Reality headsets. If they catch on, we might support them as well. Nearly everybody has a desktop computer, these days, haven’t they?

When I describe Tubular Bells 4 as a multimedia package, Oldfield disagrees with me.

– That sounds like something you buy in the supermarket. No, this will be something new and a different experience. I did some games in the late 90s and early 2000s that were released with a couple of my albums. They were great fun to make, but they cost me a lot of money, and they didn’t sell very well, he he. But they still work, and you can get your hands on them online. Which is nice. Some people still play them. But of course, the quality in graphics have improved considerably since then. Even a simple laptop can today do wonderful things you could only dream about in those days. You’d need those big Silicon Graphics machines for that back then.

Jean-Michel Jarre and the dentist

Jean-Michel Jarre playing the laser harpOldfield says CD sales have fallen so much that you have to find other ways to get your music out. However, he is very happy about the rise in vinyl sales.

– That’s wonderful! It’s a lovely thing having those vinyl discs.

“Return to Ommadawn” is divided into a Part 1 and a Part 2, just like in the old days. Did you think vinyl when you composed it?

– Absolutely. I still think of two sides of a vinyl disc when I make music. It was a wonderful ritual doing two sides of music. And then going to see the engineer cutting the master of the vinyl disc. We lost that in the world of going from the studio and then straight to digital download. Things are looking a up a little bit for the music industry these days, I must say.

– I interviewed Jean-Michel Jarre a few months back. And like you, he also thought of two sides of a vinyl disc doing his latest album. And he also did a sequel, Oxygene 3.

– Yes!

– He also said that nobody does sequels in music, except for “me and Mike Oldfield.”

– Ha ha! I’ll tell you a story about him. I got a link from someone to a live chat he was doing online on social media. So, I followed the link, because I wanted to look in. This was about his collaborations albums that he did [Electronica 1 and 2 – Hogne]. And someone asked whether he would consider working with me. He replied that he loved my music, but he thought of me as more of an acoustic musician. And I went: “Hmm. If he thinks of me as an acoustic musician, maybe I should make an acoustic album?” That’s one of the reasons I made “Return to Ommadawn.” So, thank you, Mr. Jarre!

– That’s a great story. And he told me as well he liked your music. Do you like his music?

– Oh yes! A funny story about that: My very first introduction to the very first “Oxygene.” I was about to go on tour for the very first time, and my tour manager said that I really needed to go and visit the dentist before the tour. Because some of my teeth were out of alignment.

So, Oldfield went off to see an expert dentist in Harley Street.

– And he said he could put a cap on it. So, I went to the laboratory where they were making the caps. And they were playing this music, which sounded weird, but really nice. And I was enthralled by it. They told me that this was by this French guy, and that the music was called “Oxygene.” So, there they were, making my new teeth, and listening to Jean-Michel Jarre. This slightly out of this world music. True story.

– That’s funny!

– And I still got the same caps on my teeth, to this day, ha ha! 40 years later.

Mike Oldfield and Jean-Michel Jarre’s music have always been compared as being similar, even though there is nothing similar about what they do, other than it being instrumental. Vangelis is also often thrown into that comparison. I ask Oldfield why he thinks that is.

– You’re right. The only common denominator is that it is instrumental, or most of it. None of us have really used anyone as frontmen. And the musician has been more a producer or technician, rather than a performer. And since we all do most of the playing composing and producing ourselves, they maybe see some similarities between us in that way. And of course, not many other artists have been so consistently successful with instrumental music, as those three.

Return to the 70s

Hergest Ridge coverReturn to Ommadawn is a sequel to Mike Oldfield’s third album. However, listening to it you also hear a lot of traces from his second album, “Hergest Ridge”. I ask him if he agrees with that.

– Yes, that was on purpose, really. I am very active on social media, and I can see what fans write about my music. And I was very surprised with how popular both “Hergest Ridge” and “Ommadawn” were. It seemed to me a lot of people actually preferred “Hergest Ridge” and “Ommadawn” to the original Tubular Bells, which surprised me a lot.

So, Oldfield went to work with the mindset that he was back in the mid 70s, composing. The challenge was to find the right way to start.

– Tubular Bells start with the tinkling piano, for example. I thought I could start Return to Ommadawn with a folk melody. But I decided to set the scene by making the opening very atmospheric and use the same kind of beginning as I did with Hergest Ridge.

– Paul Stanley of Kiss says in interviews that you have a lifetime to prepare your first album, and for the second you have six months. Was that how you felt when you started working on the follow up “Hergest Ridge” after having an unbelievably popular first album?

– Tubular Bells took my whole life to write and get recorded. Just the part of getting into a recording studio took years. Two or three years before this, I was taking my demos around to all the record companies. And they threw me out, like I was crazy. Because my music was instrumental, it had no vocals and no drums and so on. It didn’t help that I was a young guy with long hair and a beard, not looking in any way like a star, you know.

Is being miserable a prerequisite for being a composer?

In what Oldfield describes as pure luck, he bumped into some guys, including the now world famous billionaire, Richard Branson, who were putting together a new company called Virgin.

– They had a recording studio in this old mansion, called The Manor. And I got my foot in there by being the rhythm and bass guitarist for various obscure artists. And these people believed in me and gave me a chance to prove myself. I couldn’t believe my luck. But it took me so long to get there that after “Tubular Bells,” I didn’t really have another album in me.

This was difficult for the people around Oldfield to understand.

– I was always followed around by these people, especially Richard Branson, going “where is the new album”, he he. “We’ve made millions from the first one, make another one! Quick” Ha ha. So, I was sort of pressured into making it. This made me have a difficult relationship with “Hergest Ridge” for some time, but in hindsight, upon listening to it again, I think parts of it are really beautiful.

In 2013 BBC made a wonderful documentary about the making of Tubular Bells. The album was produced by Tom Newman, who also has produced several of other Mike Oldfield’s albums through the years. Some fans even say that Newman is always there when Oldfield makes his best music. In the documentary, Newmans says that Oldfield always makes his best music when he is miserable. I asked Oldfield if he would echo that sentiment.

– Hmmm. *long pause* It goes back to the time when I was a teenager. I was very unsure of myself. Which of course is quite normal for a teenager. But I felt it very deeply. I was having what I’ve later learned was an “existential crisis,” it’s what the psychologists call it. It used to really frighten me. So, music was a world on its own to me, where I had control and understanding. And every instrument was like a character that its own voice. That made music so real to me. I also saw how much power and influence music can have on people.

In the past four years Oldfield not only lost his oldest son, he also got divorced. I therefore ask him if those demons were lurking in the background when creating “Return to Ommadawn” as well.

– I wouldn’t call them demons. But I’ve been through four very difficult years. There was huge tragedy in the family and I had legal problems, personal problems and financial problems. Record sales are nothing like they used to be, you know. So, I guess I kind of retreated into this world of music again.

Oldfield underlines that he’s not unique in that regards.

– A lot of artists do their best work when they are under pressure from other things. Because you can retreat into this safe world, where you know exactly what’s going on. In the past few years I’ve seen the darkest side of life, and the darkest side of human nature. And none of that exist in my musical world, you see?

Mike Oldfield and sea

The heritage of Napster

– You mentioned low record sales. Going back to Jean-Michel Jarre again, who is currently the president of CISAC (organisation that works for the rights of artists), he said that if artists aren’t properly paid for their work from digital and streaming services, we will not get a young generation of new artists who are able to make a living out of musical career. What is your take on that?

– He is absolutely right! It all began with Napster in the early 2000s. I had a colleague who alerted me to Napster. So, I informed my lawyer about it, and he informed my record company. The following week it was on the frontpage of Music Week. It became easy for anybody to listen to anything for free. As far as I understand it, streaming services pay a blanket fee to the record company to be able to play all of their music, but very little of that money comes back to the artists on the lower levels. If an artist gets million of plays, I guess there will be some sort of kickback. But if you get a few thousands, you get nothing. So, it’s absolutely right, it will be impossible to make a living out of recording music. Touring will be the only way to make money, unless the artists and record companies are able to sort things out.

As mentioned above, Mike Oldfield has himself made several computer games. And he says that the music industry could learn a thing or two from the gaming industry.

– If you have a computer game, it’s very difficult to copy it or have people putting it online for free. I think maybe the music industry should look at their business model and offer the music in protected, but user friendly, online services. So that when someone buys your product, you get your reasonable share and people can start making money again.

– Modern music is like porridge

Which brings him over to the state of music these days.

– I think music today has become so formulised that… it’s still good music, don’t get me wrong. But it’s become so formulised that it’s like a porridge. Everybody sort of follows the same ingredients on how to make a song. And everything sounds inhumanly perfect at times. That’s why on “Return to Ommadawn,” I kept the mistakes I made during the recording of it. If I played a little bit wrong here and there, I didn’t tidy it up. Most of it was first take, just like “Tubular Bells” was. Back then we had so little time, so we just had to keep going. Back then those mistakes used to bother me.

But now, he says, he realises things actually are imperfect.

– It’s like us humans. It’s human to have flaws and imperfections. But in this day and age, we photoshop the human body in photographs. You know, they make people’s waistline thinner and smoothen the face and so on. The same has happened with music. It’s all perfect. But nobody’s perfect. In my opinion music has lost all of it’s character and individuality.

Tubular Shadow

In a lot of the world Mike Oldfield is mostly famous for Tubular Bells. In America that’s the only thing he is famous for. But in a lot of countries in Europe, he is most famous for pop songs like “Moonlight Shadow” or “To France.” In my homeland of Norway, “Crises” from 1983 is his most famous album. It was on the charts for almost a year.

– That must be kind of cool, to have different markets and not being a one trick pony?

– Ha. That’s a good point. I suppose it is kind of cool. All countries have their individuality and different cultures will like different things. In Germany, for instance, they never really liked Tubular Bells. But some of the later albums became very, very popular. It’s a bit strange, yes. But a good situation, I think.

Oldfield and Norway

In 1985, Mike Oldfield released the single “Pictures in the Dark.” The lead vocalist was Norwegian singer Anita Hegerland (herself a huge star in Germany) and Oldfield and Hegerland became a couple for the next six years. They had two children.

– We have to talk a bit about Norway, because you have a special relationship with Norway. You have kids and grandkids here, haven’t you?

– That’s right, yes. I’ve been there many times.

– Do you like it here?

– Yeah, it’s lovely.

– It’s a bit cold, though.

– Yes, but you expect that.

These days he doesn’t leave the Bahamas, and instead his children come to see him.

Touring

During his career Oldfield has worked with several guest vocalists and musicians. Some already had successful careers beforehand, while others gained a career because of working with him. But there is one in particular who I’m anxious to talk about.

– You also worked with one of my other big musical heroes, Yes vocalist Jon Anderson. Tell me a little bit about how that cooperation started.

– I can’t remember how that came about, really. The only time I met Vangelis was actually at Jon Andersons’ house. This was just as I was doing the soundtrack for the movie “The Killing Fields.” And Vangelis had won the Oscar for “Chariots of Fire.” So, I asked him about working with David Putnam and some technical stuff when it comes to scoring movies.

The cooperation between Anderson and Oldfield heralded two songs. The wonderful “In High Places” from the Crises album in 1983 and the single “Shine” from 1986.

– I think it was Jon that contacted me. He has a very unique voice, he he. And we did a couple of tracks together. We even went to the cup finals at Wembley stadium together.

It would take almost six years from the breakthrough of Tubular Bells in 1973 before Oldfield went on his first tour, the Exposed tour. After that he went into a cycle of one album a year, followed by a tour, up until 1985. Since then he has toured once, and that was in 1999.

– Now that you have started making music again, are there any plans for a new tour?

– No!

– Wow. Straight and short answer, there!

– It would be difficult to find people who play the way I do. “Return to Ommadawn” alone has several different styles of music on it. I mean, of course you could find people who can play it, but they would play their own version of it, and then it wouldn’t really be my music anymore.

And once again, we come back to the Olympics.

– The Olympic games was such a high, that I will let that be the end of my career as a live musician. Playing for a billion people… It will be impossible to top that!

May 10th, 2018 | Posted by elfworld

Mike Oldfield: – Technology finally caught up with me

RETURN TO OMMADAWN

Mike Oldfield è tornato a Ommadawn. Vi aveva fatto visita oltre quaranta anni fa, nell’ormai lontano 1975, quando non aveva che 22 anni ed era già entrato nella storia per avere, solo un paio di anni prima, dato alle stampe il leggendario “Tubular bells”. “Ommadawn” è il titolo del terzo album di Oldfield, e vi è contenuta “On horseback”, una vera e propria canzone, la prima da lui cantata su disco. Non dobbiamo dimenticare, in questo viaggio a ritroso nel tempo, che era un’epoca in cui il ‘mezzo’ era il vinile. Quindi un long playing a due facce: su una “Ommadawn part one”, sull’altra “Ommadawn part two”, con il bonus “On horseback”.

Si diceva che solo due anni prima il ventenne Oldfield stupì il mercato discografico pubblicando ”Tubular bells”, un album in cui il musicista fece tutto in solitaria e vi suonava un numero enorme di strumenti (chi dice una ventina, chi una trentina). L’album fece la fortuna sua e anche quella di Richard Branson che proprio per poter pubblicare “Tubular bells” – disco rifiutato da tutte le etichette, ma in cui lui credeva ciecamente – fondò la sua Virgin Records. Le suite musicali – perché è di questo che è composto “Tubular bells” – sono con tutta probabilità alla base dei dinieghi delle poco lungimiranti label che non se la sentirono di ‘puntare’ su un prodotto del genere. Proprio perché composto da suite musicali, distinguendosi così dal resto della produzione dell’epoca, l’album riuscì evidentemente a intercettare una esigenza presente e non soddisfatta dell’ascoltatore del tempo. Due anni più tardi “Ommadawn” persegue la via tracciata da “Tubular bells” e replica, seppur non nella misura epocale del suo predecessore, il successo.

Un vecchio adagio consiglia di non tornare nei luoghi in cui si è stati felici. Ma è un adagio che Oldfield non conosce o, se lo conosce, ne ignora il messaggio. Infatti negli anni novanta pubblicò “Tubular bells II” e “Tubular bells III”, tanto per gradire. Quindi si può ben comprendere che la tentazione di fare (un) “Return to Ommadawn” ci potesse stare. La modalità del ritorno, rispetto ai sequel di “Tubular bells”, è ancora più radicale. Infatti non accadeva dai tempi degli album pubblicati negli anni settanta che ci fosse la suddivisione in due parti: “Return to Ommadawn Pt. I” e “Return to Ommadawn Pt.2”. Non è casuale e lo spiega lo stesso Oldfield: “Guardando ai social, i primi tre album 40 anni dopo rimangono i favoriti di tutti, e “Ommadawn” più di “Tubular Bells”. Secondo me perché rappresenta una parte genuina di musica più che di produzione. Non c’era uno scopo; non volevo ottenere nulla né compiacere qualcuno. Era semplicemente fare della musica in modo spontaneo e pieno di vita. Fare “Return To Ommadawn” è come un ritorno al me stesso autentico.” Come ai tempi che furono Mike ha fatto tutto da solo nel suo studio di Nassau, dalla scrittura alla produzione. L’album soddisferà i tifosi del musicista. Tutto è là dove deve stare: la chitarra acustica, il suono del flauto, le atmosfere tra il prog e il folk. Ommadawn è un luogo conosciuto e rassicurante e tanto basta.

Mike Oldfield è un signore inglese nato a Reading sessantatre anni fa, molto amato in Gran Bretagna e molto rispettato fuori dai suoi confini. Nella sua carriera è sempre stato rispettato anche da chi magari non apprezzava fino in fondo le sue composizioni. Amore e rispetto che, puntualmente, ha goduto anche “Return to Ommadawn”. Se, come è vero, nella prima settimana di pubblicazione si è inserito nella classifica di vendita inglese direttamente al quarto posto. Il fascino delle note di Mike, una volta di più, è senza tempo.

TRACKLIST

#1
01. Return to Ommadawn Pt. I – (21:11)
02. Return to Ommadawn Pt. II – (20:58)

#2
01. Return to Ommadawn Pt. I (5.1 surround) – (21:10)
02. Return to Ommadawn Pt. II (5.1 surround) – (20:58)
03. Return to Ommadawn Pt. I (stereo) – (21:10)
04. Return to Ommadawn Pt. II (stereo) – (20:58)

 
Articolo di Paolo Panzeri su Rockol.it del 2/2/20172
http://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/6859/mike-oldfield-return-to-ommadawn

Mike Oldfield: ritorno alle origini

Il 20 gennaio Mike Oldfield pubblicherà con la Virgin EMI il suo nuovo album, “Return to Ommadawn“:
Quando ho iniziato a pensare a come fare il mio nuovo album, sono andato sui social e ho chiesto ai fan il loro parere. Sono stati tantissimi a chiedermi di tornare allo stile acustico dei primi tre album, dei quali “Ommadawn” sembra essere il loro preferito“.

A rafforzare la sua decisione è stato anche un commento del pioniere del synth, Jean-Michel Jarre:
Ho visto che Jean-Michel stava facendo una live chat su Facebook con i suoi fan e sono andato online per seguire ciò che veniva detto. Una persona gli ha chiesto se poteva mai collaborare con me, e la sua risposta è stata interessante, perché ha detto che amava la mia musica, ma che era troppo acustica per lui. Questo mi ha fatto pensare. Se uno come lui crede io sono un musicista acustico, mostra quanto importante è stata quella parte della mia carriera. Quindi, con questa prova schiacciante, ho sentito che sarebbe stato molto stimolante di fare di nuovo un progetto del genere“.

I lavori per il nuovo album è iniziata a dicembre 2015 e sono stati conclusi a novembre 2016. Oldfield tiene a sottolineare che questo è un lavoro da solista puro: “Sono l’unico musicista coinvolto. Suono tutti gli strumenti. Non ci sono altre apparizioni nell’album“.

Beh, questo non è del tutto vero, perché le orecchie degli appassionati noteranno una breve parte corale dei Penrhos Kids alla fine della seconda traccia, intitolata Parte II. Ma questo non è ciò che sembra:
Mi chiedevo se la gente sarebbe rimasta delusa che l’album non dispone di un seguito per On Horseback, che era la canzone finale su Ommadawn. Così, ho preso una sequenza dal coro dei bambini che ha cantato in quel brano e l’ho inserita qui. Questo è un modo di collegare questi due album dopo oltre 40 anni. Non è una nuova registrazione

Oldfield ammette che ha progettato l’album specificamente  per il vinile. Ci sono solo due tracce, dal titolo “Parte I” e “Parte II”, ognuna delle quali dura circa 20 minuti:
Tendo a pensare a loro come un primo lato ed il lato due di un LP. Ciò è stato volutamente fatto perché amo il vinile e il modo in cui porta la gente più vicina alla musica. Per quanto mi riguarda, se si ascolta un brano da download, questo ha lo stesso impatto di quello che si sente in un ascensore! Naturalmente, l’album verrà reso disponibile in tutti i formati usuali. Ma per me è il vinile quello che conta. La copertina è molto elaborata, e sarà apribile. Essa avrà centinaia di foto che ho fatto a tutti gli strumenti che ho usato nelle sessioni di registrazione. L’obiettivo è quello di fornire a tutti ore di divertimento nel tentativo di identificare tutti questi strumenti, e quali ruoli potrebbero aver avuto nella realizzazione del disco“.

Tuttavia, Oldfield non ha in programma di effettuare Ommadawn e Return to Ommadawn dal vivo:
“Sarebbe troppo difficile da organizzare. Dovrei trovare musicisti che possano suonare le parti nel modo in cui io credo si adattino meglio, e questo sarebbe quasi impossibile da realizzare. Sì, ci sono persone di grande talento in giro che potrebbero rifare quello che ho fatto, ma non avrebbero lo stesso legame emotivo. L’unico modo perché questo avvenga sarebbe avere 15 o più cloni di me sul palco!”

The Millennium Bell in vinile

Come sapete, l’anno scorso sono stati pubblicati in vinile con la Warner quattro album di Mike Oldfield (Tubular Bells II, TSODE, Voyager e Tubular Bells III), album che non sono mai stati pubblicati in vinile. Era da immaginarsi che prima o poi sarebbe stato ripubblicato anche il resto del catalogo in questo formato.

In questi giorni, è apparso in prevendita su amazon.co.uk l’album “The Millennium Bell”, annunciato per il prossimo 2 settembre, sotto l’etichetta “Music On Vinyl”, con licenza concessa dalla Warner, a poco più di 20 sterline. Se pensiamo che la vendita delle ristampe in vinile dei quattro album precedenti è stata un disastro, diventa ancora più curiosa l’attenzione mostrata dalla Warner a questo album, uno dei dischi meno amati dai fan.

Ci aspettiamo quindi che album come Guitars, Tres Lunas o Tubular Bells 2003 vengano pubblicati anche essi in vinile, prima o poi, e non possiamo non chiederci il motivo. È anche possibile che questo sia il motivo principale del ritardo del nuovo album “Return of Ommadawn”, per non sovrapporre il lancio di più album di Oldfield in contemporaneo sul mercato.

La cronaca di un album (da Facebook)

Ultimamente tra noi fans si discute e ci si interroga spesso sulla reale identità dell’utente Facebook “Gordon Mikefield” e sull’autenticità dei suoi annunci. Alcuni sono addirittura scettici sulla possibilità che “Return to Ommadawn” possa un giorno davvero trasformarsi in un nuovo album. Così ho pensato di ricostruire una cronologia dei post di Gordon (talvolta cancellati dallo stesso autore poco tempo dopo la pubblicazione) riguardanti il lavoro sul nuovo disco, in modo che ciascuno possa farsi un’idea più precisa sull’argomento. La mia ricostruzione incomincia a Capodanno 2014-2015 e termina oggi:

31 dicembre 2014: Gordon fa gli auguri a tutti per il 2015 e annuncia di essere a lavoro su alcuni grandi progetti destinati a vedere la luce nel 2016.

12 maggio 2015: durante una breve intervista su BBC Radio 2, Mikefield parla del prequel di Tubular Bells (annunciato la prima volta quasi un anno prima), spiegando che sarà registrato “all’antica”, senza contributi digitali, e che forse sarà pubblicato solo in vinile.

Luglio 2015: Gordon abbandona Caroline Monk come responsabile della comunicazione e provvede da solo (?) ai post su Facebook. Il suo primo annuncio riguarda la riedizione di Discovery e The Killing Fields e alcune sorprese a suo dire contenute in “Suite 1984“.

25 luglio 2015: Gordon scrive che sta mettendo insieme una “Suite 1987 – ’89”, lavorando su circa 25 ore di registrazioni inedite risalenti agli anni compresi tra Islands e Earth Moving.

Settembre – ottobre 2015: Gordon apre una nuova pagina Facebook. Dopo pochi giorni annuncia l’idea di un possibile nuovo Ommadawn. Racconta di suonare alla vecchia maniera e di non essersi mai divertito così negli ultimi 35 anni.

15 ottobre 2015: Gordon afferma di continuare a lavorare su “A new Ommadawn“. A suo dire sta usando un metronomo analogico e suona tutti gli strumenti: bodhran, basso, chitarra acustica e spagnola, mandolino, glockenspiel, ecc. Infine dà appuntamento sulla sua pagina per Halloween.

26 ottobre 2015: un Gordon felice di creare musica annuncia che il suo nuovo lavoro sta assumendo una sua propria vita e che forse ne uscirà un album completamente nuovo senza riferimenti ai lavori passati. In ogni caso nel giro di un paio d’anni potrebbe anche realizzare un sequel o prequel di Tubular Bells e di Ommadawn.

31 ottobre 2015: Gordon pubblica il videoclip Zombies, in occasione di Halloween.

2 novembre 2015: con un nuovo post Gordon annuncia di continuare il lavoro su un pezzo di musica “fatto a mano“. Dice di aver registrato brani così come vengono al “primo colpo“, e perciò comprensivi di qualche errore. Per questo chiede ai fans se gradiscono questo genere di lavoro artigianale, simile al modo di procedere del 1972 usato per la registrazione di Tubular Bells.

19 novembre 2015: Gordon pubblica uno screenshot con il grafico delle piste registrate per il suo nuovo lavoro.

Metà dicembre 2015: altra immagine del grafico delle registrazioni pubblicata da Gordon sulle sue pagine. Tra i commenti, sempre da parte sua, spunta una lista con i titoli di 17 sezioni in cui sarebbe suddiviso il nuovo lavoro musicale. La grafia della lista (scritta a mano) pare proprio quella di Mike Oldfield.

19 dicembre 2015: Gordon offre ulteriori informazioni sul suo nuovo lavoro. A suo dire è a buon punto nella registrazione dei 18 minuti della prima parte. La notizia fa pensare a un’opera in forma di suite.

19 gennaio 2016: Esce l’annuncio del completamento della prima parte. Gordon con entusiasmo si dice in procinto di partire con la seconda parte. Poi dà un indizio sul titolo del futuro disco, pubblicando la foto di un uccello rapace.

5 febbraio 2016: pochi giorni dopo l’uscita delle riedizioni di Discovery e The Killing Fields e della Suite 1984, Gordon torna a parlare del suo nuovo lavoro. Nella seconda parte dice di aver inserito un brano che ricorda l’atmosfera della melodia di “Telstar“, un brano del 1962 dei Tornados. Incalzato da alcuni fans, tra i commenti Gordon aggiunge che la pubblicazione è prevista per il prossimo agosto e che il disco avrà una versione 5.1.

10 febbraio 2016: nuovo post di Gordon nel quale afferma di aver completato il brano simile a “Telstar”, che forse sarà intitolato “Victory“. Adesso è in procinto di iniziare un pezzo ricco di atmosfera ispirato alla barriera corallina dei suoi dintorni. Continua a lavorare accompagnato dal metronomo analogico.

20 febbraio 2016: Gordon spiega di aver aggiunto l’arpa celtica e un basso acustico al novero degli strumenti del nuovo album. Da segnalare che spesso, nel corso dei mesi, Gordon aveva già pubblicato foto di chitarre, tamburi, flauti e altri strumenti, lasciando ad intendere che fossero in uso durante la registrazione del nuovo disco.

10 aprile 2016: dopo alcune settimane di silenzio, Gordon riappare su Facebook per offrire nuove notizie. Stavolta si parla di “Return to Ommadawn“, dice di aver finito ambedue le parti e di dover provvedere ai ritocchi e alle rifiniture. Tutto probabilmente sarà pronto per il suo compleanno a metà maggio. Dice inoltre che è stata un’esperienza meravigliosa tornare a suonare gli strumenti acustici.

21 aprile 2016: Gordon posta due nuove foto contenenti la serie di 55 sezioni che costituiscono le due parti del nuovo album.

23 aprile 2016: Gordon pubblica un sondaggio col quale chiede ai fans le loro preferenze rispetto al titolo del suo prossimo album. “Return to Ommadawn” sembra essere il titolo preferito dai più.

3 maggio 2016: a detta di Gordon è tutto pronto! Si tratta di aspettare una data di pubblicazione da parte della casa discografica.

8 maggio 2016: doccia fredda per Gordon (e per i fans). Dei problemi tecnici nella registrazione di alcune chitarre rendono necessario un supplemento di lavoro sul nuovo disco.

24 maggio 2016: Gordon pubblica l’elenco completo degli strumenti impiegati nel corso della registrazione di “Return to Ommadawn“.

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29 maggio 2016: L’album è finito e ora Gordon sta provvedendo al missaggio 5.1. Intanto ha pronta qualche idea nuova di zecca per un nuovo “Tubular Bells 4“.

26 giugno 2016: dopo altre lunghe settimane di silenzio Gordon spiega di essere stato impegnato su un progetto di realtà virtuale usando Unity 3D, destinato ad accompagnare “Return to Ommadawn“.

di Ettore Capitani

1984 Suite

1984 Suite
29 Gennaio 2016

Trovandosi a remixare Discovery e The Killing Fields per la riedizione dei suoi album su etichetta Mercury, Mike Oldfield ha deciso di compiere un’operazione inedita: selezionare i brani migliori dai due dischi, pubblicati entrambi nel 1984, e legarli in un’unica lunga sequenza. E’ questa l’origine di The 1984 Suite, composizione diffusa su cd, nell’edizione deluxe di Discovery, e su vinile, in un LP nuovo di zecca. La versione in vinile presenta una splendida copertina, opera grafica di Rupert Lloyd, che evoca le atmosfere di Blade Runner, film che risale proprio a quegli anni. La sequenza dei brani però è destinata a deludere chi si aspetti da parte di Oldfield una rielaborazione tale da trasformare l’insieme dei singoli pezzi in un’autentica suite. Mancano quasi del tutto, infatti, passaggi strumentali che facciano da ponte per collegare una traccia all’altra e, in fondo, il collegamento tra i diversi momenti non è molto dissimile da quanto si poteva ascoltare già nella versione originale di Discovery. Per trovare elementi di vera novità bisogna insomma improvvisarsi filologi oldfieldiani e andare ad analizzare singoli frasi musicali in cui qualche strumento è stato posto in una nuova evidenza. Nel dettaglio: la suite si apre con To France, una delle canzoni di maggiore successo nella carriera di Oldfield. La versione qui presentata è praticamente identica all’originale, se non per il suono delle chitarre che appare più distinto e pulito. A seguire troviamo The Lake, magnifico strumentale che è stato sottoposto a qualche ritocco: come nel pezzo precedente, anche qui si ascoltano con maggiore precisione i singoli strumenti, in più alcune sezioni (quelle centrale e finale, in special modo)  sono state allungate in maniera sensibile. Due brani tratti dalla colonna sonora di Urla del Silenzio succedono ai primi due, tratti da Discovery. Si tratta del tema principale di The Killing Fields e di Etude, opera di Francisco Tàrrega, ai quali il recente remixaggio conferisce un’inaspettata complessità. Nella versione LP, Etude apre il lato B del disco ed è seguito da un titolo inedito: The Royal Mile. Si tratta in realtà della rivisitazione di Afghan, strumentale finora apparso soltanto come lato B del singolo Tricks of the Light. In confronto all’originale, The Royal Mile presenta un’introduzione di circa un minuto del tutto nuova, affidata alla cornamusa. Il titolo fa riferimento alla strada in salita che a Edimburgo conduce al castello. Anche Zombie, la canzone successiva, rappresenta in qualche modo una novità, sebbene molto discutibile. Si tratta di Poison Arrows, da cui è stata eliminata la voce di Barry Palmer per fare spazio a una voce sintetica, che canta un testo leggermente differente. L’originario: “Somebody’s out to get you!“, adesso è diventato: “Zombies are out to get you!” Per ammissione dello stesso Oldfield la canzone nasce come uno scherzo dedicato ai propri figli in occasione dell’ultima festa di Halloween. Il dubbio, più che legittimo da parte degli ascoltatori, è se fosse il caso di inserirlo nella suite. In chiusura ritroviamo Barry Palmer che interpreta Discovery, canzone che non mostra particolari differenze con l’originale.
The 1984 Suite, insomma, si rivela un disco interessante soprattutto per i collezionisti. Chi si aspettasse di trovarvi i segni di una rifiorente creatività da parte di Oldfield, farebbe bene ad aspettare il nuovo disco, attualmente in lavorazione, nella speranza di ritrovarvi almeno un’eco delle atmosfere del suo magnifico passato.

di Ettore Capitani