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Intervista su Informacion.es

Il sito spagnolo Informacion.es propone una lunga intervista a Mike, realizzata una settimana prima della sua partenza per i due concerti NOTP Spagna, nella quale Mike descrive il suo legame con la Spagna ed il popolo spagnolo, dal suo primo concerto a Barcellona nel 1978, alla fine del quale la polizia è dovuta intervenire con gas lacrimogeni, ad oggi. Dopo 22 album di diversi generi, Mike ha deciso di dedicarsi ad uno stile che non ha mai affrontato e ribadisce di lavorare ad un opera di musica classica per orchestra e chitarra classica e per piano e un piccolo coro. L’opera trae ispirazione dalla festa di Halloween, ma non nella sua versione Hollywoodiana, ma alla tradizione millenaria che celebra il passaggio dall’autunno all’inverno. Il nuovo disco non ha ancora un nome e Mike ha l’intenzione di esibirsi in alcune capitali europee a fine 2007.

Potete leggere la traduzione dell’intervista cliccando qui.

Video-intervista su Record Production

Sul sito della rivista britannica “Record Production” è stato pubblicato un frammento della video-intervista a Mike realizzata da George Shilling. Oltre all’interessante video, sulla pagina sono presenti tre nuove bellissime foto che ritraggono Mike nel suo nuovo studio. L’intera intervista e altre inedite foto sono disponibili sul numero di marzo della rivista “Resolution Magazine“.
In una delle foto è ripreso Mike mentre suona una fantastica chitarra flamenco, realizzata da Vincente Carrillo, prestigioso costruttore di chitarre e creatore del marchio PdL.

Intervista su “Musician’s Life”

A sei anni dalla sua ultima esibizione dal vivo, Mike ritorna a capo della fila di artisti del Festival Nokia Night of the Proms 2006. Tra due concerti trova il tempo per farsi intervistare dalla rivista tedesca Musician’s Life e parlare del suo rapporto con la Germania, piani per il prossimo album e per dare dei consigli agli artisti emergenti.
Il motivo per il quale Mike ha deciso di tornare sul palco sembra sia l’invito del suo vecchio amico e direttore del festival, Dirk Hohmeyer, il quale gli inviò alcuni DVD delle edizioni precedenti che riscossero da parte sua molto entusiasmo.
In seguito, Mike ribadisce che la creazione di Light + Shade è stato semplicemente un test per vedere fino a dove si può spingere nella creazione della musica attraverso il computer, ma che per il suo prossimo progetto vuole andare in una direzione diversa, ricorrendo ad un’orchestra, perché gli piace sondare sempre nuovi orizzonti e non rimanere agrappato ad una sola cosa.
Dopo alcuni apprezzamenti al talento di Christopher von Deylen dei Schiller e alle modalità in cui hanno colaborato via email, Mike dichiara che probabilmente la Germania sia il principale paese per il mercato dei suoi dischi.
Sul piano della spiritualità, Mike dichiara di non seguire una religione in particolare, ma che pratica Yoga e Tai-Chi nel tempo libero e che la spiritualità per lui è una cosa molto importante.

Intervista di Julia Hankin

Il 10 marzo, Mike ha rilasciato una nuova intervista durante lo show di Julia Hankin alla BBC Radio. Tra altre cose, Mike dichiara praticamente che non ha l’intenzione di esibirsi dal vivo prossimamente, perché la sua musica è realizzata con tantissimi strumenti e non può portare con se così tanti musicisti in un tour, inoltre deve ancora decidere se comporre nei prossimi due anni qualcosa di semplice oppure qualcosa di molto complesso.

Intervista di Steve Wright

Giovedì, 23 febbraio, Mike ha rilasciato un intervista durante lo show di Steve Wright alla radio inglese BBC, nella quale spiega il motivo della vendita della sua collezione di chitarre avendo acquistato in Giappone un nuovo set di chitarre meravigliose, e ironizza dicendo che aspettava da Richard Branson l’acquisto della chitarra che ha contribuito alla costruzione del suo impero. Inoltre, Mike parla del nuovo Platinum Collection, della possibilità di suonare dal vivo e del suo prossimo album.

Intervista di Martin Aston

La traduzione approssimativa dell’intervista fatta a Mike da Martin Aston sul nuovo album, Light + Shade, e pubblicata sul sito ufficiale:

Light + Shade – Biografia 2005
Questo è il problema,” sospira Mike Oldfield “non rientro in nessuna categoria.

Fiero di questo momento, l’uomo dietro al fenomeno ‘Tubular Bells’, un adolescente prodigio che rivoluzionò le band e che sfidò tutti gli stili musicali creandone uno tutto suo, ha continuato ad andare sulla sua strada. Andando verso il pop non convenzionale, rock esplorativo, atmosfere progressive, strategie orchestrali, influenze celtiche e africane (ben prima che queste tendenze diventassero di moda), sofisticazioni chill-out e disegnando il proprio videogioco basato sulla realtà virtuale (ovviamente con una ricca colonna sonora), non dimenticando la composizione del tema musicale del più significativo film horror, L’Esorcista, e la colonna sonora del grande film ‘The Killing Fields’, Oldfield ha una personalità singolare.
Infatti, lui non si considera nemmeno un “normale musicista. Sono un tecnico che ha delle idee e che poi le traspone in suono.” Ma come si potrebbe intitolare questo tipo di suono? Potrebbe essere chiamato, così come un fan ha scritto in internet, Oldfield Progressivo?

In questo momento Mike è arrivato al progetto di un doppio album che divide in due l’ambiente chill-out (“quanto odio tutta questa terminologia” se la ride Mike) presente nella sua mente: una che lui chiama Luce ed un’altra più oscura, la controparte cattiva, chiamata Ombra. “Due parti della mia personalità musicale”, conclude.

Quello che è emerso è un solido miscuglio di semplicità e complessità – da elementi dance elettronici (Quicksilver, Slipstream, Romance) a serenate blues come ‘Closet’, dall’irreale ‘The Gate’ al ‘Tears Of An Angel’, che fluttua tra emozionanti passaggi orchestrali e suoni sparati di chitarra, cori africani sfumati e chitarre pungenti. Nonostante i 10 minuti di durata di ‘First Step’, Light And Shade è un album di brani brevi, presi da numerosi angoli (molti di più che nei due videogiochi). Ma se chiedete al suo creatore dove si colloca Light And Shade nella scaletta dei suoi 33 anni di attività e tra i 22 album, lui non potrà che sospirare di nuovo. “Io spingo il pulsante ‘Inizia’ e vedo dove arrivo,” è la sua risposta. “Spesso dico questo, ma mi sento un messaggero. L’ispirazione arriva dall’interno. Devo faticare a volte per farcela, ma ho abbastanza esperienza ora per sapere che, quando sono io a fare la musica, il risultato è di solito spazzatura, mentre quando mi arriva l’ispirazione, il lavoro scorre.”

Nel contesto di una linea temporale, Light And Shade arriva dopo un periodo di tre anni di progettazione dei due videogiochi, TresLunas (2001) e Maestro (2003). “Questo l’ho sentito un po’ come un anno sabbatico dalla musica. Poi ho sentito che è arrivato il momento di tornare a fare musica pura. Quando hai davanti un foglio di carta vuoto, il miglior modo di cominciare è di guardarti bene intorno, e in questo intervallo di tre anni, la tecnologia è evoluta tanto e tanti studi vendevano le loro vecchie apparecchiature musicali. Così ho speso qualche settimana andando a pescare in giro, capendo che il mio studio era superato, e che avrei potuto fare da solo tutte le registrazioni ed i missaggi usando un software per computer, tutto a parte gli strumenti live. Così un giorno arrivò un camion dei traslochi insieme a otto ragazzetti e si portarono via tutto… Non mi sono spaventato, ma solo entusiasmato da quello che avrebbe sostituito il tutto. (Forse un grande trenino elettrico!)
E’ splendido vedere quello che si può fare con il software. E’ pressoché intuitivo; pensi a quello che vuoi fare e con pochi click di mouse è fatta! Le chitarre ed il piano sono ovviamente ancora suonate manualmente.”

Nel lontano 1971, quando assemblò le demo di quello che poi sarebbe diventato il suo debutto ‘Tubular Bells’ (16 milioni di copie vendute fin’ora), Mike lavorò accuratamente nella sua casa di Tottenham, usando equipaggiamenti prestati dal suo primo datore di lavoro, l’inimitabile fondatore degli ex-‘Soft Machine’, Kevin Ayers. Mike era un virtuoso chitarrista sedicenne che suonava nella band di Ayers, ‘The Whole World’, dal 1970 al 1971, e questo ha segnato la nascita dello stesso Mike. Light And Shade è stato realizzato nello studio personale allestito nella sala di musica, nella casa di Mike in Buckinghamshire, che è composto da due computer (più precisamente un Mac con LogicAudio e un PC con il software della FL Studio, conosciuto come FruityLoops, più numerosi plug-ins). “Il programma è in gran parte già preimpostato. Però ho diverse basi di chitarra e quindi mi assicuro che la chitarra sia quasi dappertutto. Anche se avrei voluto un paio di brani di solo pianoforte – sebbene non sia un grande pianista!”

Inizialmente, Mike confida, aveva pianificato “un album grande e complicato, un po’ come il mio lavoro iniziale, Tubular Bells, che aveva da 30 a 40 diverse sezioni. E’ stato un po’ come Monty Python” – Ora il risultato è qualcosa di completamente diverso! Dalla bellezza alla follia e poi da capo. Ma facendolo così è stato come tornare indietro nel tempo, indietro ai diciassette anni. ”Ho sentito un CD dalla serie di compilazioni chill-out di ‘Buddha Bar’, a Parigi – il doppio CD si intitolava ‘Dinner and Party’, con due diversi generi di musica per due stati d’animo diversi. Anche se non mi piaceva la musica di quei due CD di ‘Buddha Bar’, ho pensato di fare qualcosa di simile in quella forma.”

Capire nel profondo le intuizioni della persona Oldfield è sempre una sfida. “Non posso descrivere quello che faccio in parole; lo faccio con la musica”, dichiara. A volte, quando usa le parole, ottiene esattamente l’effetto contrario; puoi scommettere che quelli che amano Tubular Bells, nella sua versione iniziale, oppure Tubular Bells II (1992), Tubular Bells III (1998) e la re-registrazione per il 30° anniversario di Tubular Bells 2003, vorrebbero pensare a questi lavori così come il loro creatore ha fatto, chiamandole “Un Monty Python sinfonico.” Ma come Mike aggiunge, “non c’è mai stato niente come questo album.” E così si è evoluto, obbedendo solo alla sua musa ispiratrice. Ha dovuto essere fedele a quella musa, anche quando l’intera industria della musica cambiava intorno a se negli anni settanta, quando il punk lo spingeva verso i riflettori dopo una serie di album che avevano creato la sua reputazione come compositore e multi-strumentista per eccellenza. “Con il punk, mi sono sentito come in accordo con il mondo musicale in generale non pensando di continuare ad andare in quella direzione, (per esempio musica progressiva come Tubular Bells) così la strada migliore è stata quella di distruggerlo completamente, e personalmente credo che questo è stato un disastro.” Si spinge oltre nel rimproverare il punk per la cultura dei cafoni: “puoi scommettere la tua vita che, per quella gente che malmenava gli altri per le strade, l’idolo era Johnny Rotten e non io,” dichiara. Inoltre confessa che non sarebbe stato facile per lui attirare i riflettori su di se in quegli anni: per un lungo periodo di tempo, era troppo nervoso per suonare dal vivo: “a quei tempi,” ci confida, “ero instabile psicologicamente… seriamente disturbato mentalmente. Avevo attacchi di panico e paranoia, che mi hanno costato 20 anni di psicanalisi per uscirne. Ora ho la forza e la personalità per stare retto e presentare me stesso.”

Insieme alla sua crescente confidenza, e mentre sta giocando con le sue cose, Mike si appresta a mostrare il suo lavoro; ed ecco, brano dopo brano, svelato Light And Shade…

CD 1: ‘LIGHT’

Angelique
“Questo è il nome di fabbrica di uno dei miei sintetizzatori. Come al solito, ho cominciato a costruire la musica, e questo brano è risultato ad avere un suono angelico. Non posso spiegare come è successo, come ho detto prima ho solo spinto i pulsanti. Esco fuori dal mio studio ogni tre giorni con un brano pronto e sono esausto! E’ come partorire.”

Blackbird
“Volevo un brano di solo pianoforte, usando uno degli ultimi strumenti acustici sopravvissuti, il mio Stainway del 1928. Il nome viene da una delle mie moto; ho in garage moto che vanno a 180 miglia all’ora, inclusa la Honda Blackbird. E’ un brano lento, ma il suo titolo gli si adatta nello stesso modo in quale Stanley Kubrick usò ‘Danubio Blue’ in ‘2001: Odissea Spaziale’. Quando giro in moto, anche quando vado veloce, il tempo ha un movimento lento. Amo usare tutti i mezzi di trasporto, ma vado pazzo solo per le mie moto. Ho provato a volare, e ho la mia licenza di volo, ma è troppo stressante. Le moto sono così rilassanti.”

The Gate
“Volevo provare il software di voci virtuali chiamato Vocaloid. Se prendi il suono grezzo, non è molto buono, ma attraverso vari plug-ins, lo puoi far diventare bellissimo. Il titolo viene da mio nonno, Michael Liston, che veniva da Cork. Sapevo che era scomparso una notte e ritornato dopo tre anni, e dopo ho scoperto che era stato arruolato nei Munster Fusiliers durante la Prima Guerra Mondiale, e lottato a Ypres (Ieper) in Francia, là dove dopo la guerra è stato costruito il monumento alla memoria, Menin Gate. Visitate il museo di Ypres per vedere quello che rimane delle trincee… Secondo me, questo brano trasmette lo stesso stato d’animo.”

First Steps
“Questo brano è tratto dal mio videogioco di realtà virtuale, TresLunas. All’inizio del gioco, sei solo in mezzo al deserto di fronte ad un cactus, e quando parti, si sente questo brano. Robyn Smith, un direttore d’orchestra e tastierista che conosco, mi ha aiutato a sistemarlo.”

Closer
“Ho sentito un inno ad un funerale durante la mia gita a Ypres, e ho scoperto che si chiama ‘Pres de Toi’. Mi è piaciuta così tanto che ho realizzato una versione celtica. Ma le cornamuse non erano molto adatte al brano che avevo fatto e così l’ho trasformato in un blues.”

Our Father
“Questo brano era originariamente un motivo in TresLunas. L’ho modificato durante il periodo in cui è morto il Papa e pensavo alla vita affascinante e meravigliosa che ha avuto; quando è morto, non sentivo come se se ne fosse andato, si infiltrava nel mio inconscio, e alla fine è venuto fuori questo titolo. Per me, questo brano racchiude la vita dell’uomo e la sua morte.”

Rocky
“Questo è il nome del nostro cavallo. E’ uno splendido puledro arabo, che viene spesso a vedermi e a darmi un abbraccio. Se non lo castreremo diventerà veramente un un’imponente stallone nero.”

Sunset
“In ‘Maestro’, il mio secondo videogioco, c’è un particolare motivo che si può ascoltare solo quando si raggiunge l’ultimo livello. Qui, gli ho apportato alcune variazioni, ma a quel tempo, pensavo ad un album chill-out, e così ho pensato che sarebbe stato carino chiamarlo Sunset (Tramonto).”

CD 2: ‘SHADE’

Quicksilver
“Secondo me, questa non è musica da ballare, ma è musica con un ritmo da ballo. Nel caso particolare di questo brano, ho voluto ricreare il movimento subacqueo, con delfini e bolle. Quando vivevo ad Ibiza, ho visto delfini sulla vela di una nave, ed è stato magnifico.”

Resolution
“Dove vivo attualmente, a Chalfont St. Giles nel Buckinghamshire, c’è un monumento del Capitano Cook. Io sono un vero fan di Star Treck ed il Capitano Kirk è stato creato sul modello del Capitano Cook, la cui nave si chiamava ‘Resolution’, e che ha solcato l’Atlantico. Ho realizzato una musica che suoni come il ghiaccio. Ma quando l’ho registrata, erano i tempi della guerra in Iraq, e in qualche modo tutti i pezzi si sono fusi insieme e così è venuto fuori il brano finale.”

Slipstream
“Ho contattato la FL Studio chiedendo se sono d’accordo che io lavori ad una delle loro canzoni demo per il loro software FruityLoops, perché mi era piaciuto veramente. Mi hanno risposto, assolutamente, sì per favore, e così è nato Slipstream.”

Surfing
“Ho sovrapposto alla mia voce delle voci virtuali, che hanno un suono da robot, create con un programma chiamato Vocaloid, ed è spuntato questo brano.”

Tears Of An Angel
“Questo brano parla del sentimento che si ha quando si incontra una persona che sta giù di morale, triste o che sta male e non si ha la possibilità di fare nulla per aiutarla. Avevo fatto una specie di brano lirico e usavo per la prima volta il Vocaloid. Ho missato anche la mia voce, e ho ottenuto alla fine un grande effetto corale.”

Romance
“Il primo motivo che qualcuno impara quando inizia a suonare la chitarra spagnola ha queste due parti, una chiave minore ed una chiave maggiore. Visto che cercavo di creare una versione dance, la chiave maggiore non andava, e così sono finito nella parte scura del romanzo. Quando un affare di cuore va male, e la coppia ingaggia avvocati per attaccarsi a vicenda.”

Ringscape
“Un altro brano che proviene da TresLunas. Viene da una scena dove un gufo vi porta nel suo viaggio, attraverso il deserto, dentro un tunnel e quindi in un mondo di ghiaccio. Anche per questo brano mi sono avvalso dell’aiuto di Robyn Smith.”

Nightshade
“Christopher von Deylen ed io abbiamo deciso che avremo lavorato uno sul brano dell’altro, e così ho suonato la chitarra nell’album del suo gruppo musicale ‘Shiller’, e lui ha suonato il basso e la batteria in questo brano. A parte il coinvolgimento di Robyn Smith, Christopher è l’unico ospite in questo album. Il resto è tutto mio.”

di Martin Aston
(traduzione di Giuliano Plenevici)

Intervista a Total Guitar

Mike Odlfield On Fingerpicking
Total Guitar – October, 2001

With a new Best of Tubular Bells collection in the shops, TG caught up with Mike Oldfield to see how the guitar has shaped his music…

For many, Tubular Bells remains the defining work of Mike Oldfield with its haunting piano theme (tabbed for guitar in TG 83) and multifaceted arrangement. The truth is though, during a 30-years plus career it would be wrong to tag him only as a composer of long instrumentals. Indeed, not only did he create songs like Family Man (a UK hit for US duo, Hall and Oates, in 1983), Moonlight Shadow (1983) and To France (1984) but also music to films like The Killing Fields (1984).

However, at the heart of his creativity lies a well-honed guitar ability derived both from early days in folk clubs watching guitarist like Bert Jansch, John Renbourn and Al Stewart and also playing his own music. Be it agile finger picking or adding a searing solo for a song, he has a very distinct style and it was this ability that we discussed when TG were invited to his lavish home studio recently.

Picking Technique

With either an electric or acoustic in his hands, his picking technique shows a mastery of claw hammer (picking with thumb and first two fingers) and beyond. Figs 1 and 3 more than prove this, with challenging fingerpicking that is still fundamentally derived from a claw hammer technique honed on tunes such as Davey Graham’s classic Anji. This takes on another facet when he picks up his well used ’62 Strat to play a solo using distortion and wah. With each finger (including the little finger) dedicated to a string, he keeps them silent until they need to be picked while the tremolo bar is secured in his palm ready for use. He can use a pick, but finds this way has advantages. “I think using a pick creates more attack noise,” he states. “However, if I stop the stings with my fingers and pick with fingernails it’s cleaner. I like 24-fret-equipped guitars to bend up to a high G (a virtual 27th fret) but releasing it without producing noise is difficult, so the fingers stopping on the strings really helps.”

Vibrato and Grace Notes

“Most guitarists do vibrato by bending the string up and down, but I prefer a violinist’s vibrato, which is along the length of the string. In addition, I like to make a note speak with vibrato and depressing a wah’s pedal for a vowel-like sound.”

It’s not only vibrato that makes his playing unique though: when we discuss his hammer-ons and pull-offs (noticeable in all three examples here), Mike references them to his early folk days listening to Celtic and similar pieces. “I think of them like grace notes on bagpipies: you can’t stop the instrument sounding, so the only way you can break phrases up is to add grace notes. It’s so ingrained that I often add trills to add colour to a phrase as well as add emotion to single notes that’s different to blues-type bending.”